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Gli altri facevano del loro meglio
e, tutti insieme, formavano proprio dei bei giardini…
Gente senza storia
– titolo orginale Ordinary people
di Judith Guest
Judith Guest, l’autrice del libro, era, a quel tempo, nel 1976, una quarantenne, sposata, madre di tre figli… e lei stessa si definisce, in quel tempo, una donna senza storia.
Un giorno, anzi probabilmente in tanti giorni, decide di scrivere un libro, che intitolerà appunto Ordinary people, che parla di una famiglia media: i genitori, un figlio studente…
Essi abitano nell’Illinois, ma potrebbero abitare ovunque. Ovunque esistano famiglie normali che si trovano all’improvviso ad affrontare circostanze straordinarie. I loro discorsi, i loro problemi sono quelli di ogni giorno, le consuete battute di una commedia quotidiana. Ma la commedia per loro è stata tragedia col tentativo di suicidio del ragazzo. Entrati per breve tempo nella Cronaca, se non nella Storia, eccoli impegnati ad uscirne, a ritrovare l’anonimato delle famiglie felici: loro che sanno oramai quali realtà possa celare l’anonimato delle famiglie felici, quali storie racconta la vita della gente senza storia. La strada è lunga. I timori del futuro, la difficoltà di capirsi, il ruolo della donna nella coppia…
Una storia di gente senza storia perché fanno fatica a ritrovare nel passato qualcosa che li aiuti ad affrontare la nuova situazione del presente…
La cosa sorprendente, secondo me, di questo libro è che l’autrice dopo averlo scritto, e poi dattiloscritto, lo ha inviato, almeno credo che sia andata così, a varie società editrici americane fino a che l’ultima, la Viking Press, lo ha pubblicato.
Infatti un bel giorno proprio alla Viking Press è arrivato questo dattiloscritto, senza nessuna autorevole presentazione, senza nessun appoggio, un semplice e puro dattiloscritto anonimo che non soltanto è stato il primo a venir accettato e pubblicato in più di venti anni dalla codesta casa editrice , ma che avrà poi anche un enorme successo di critica e di pubblico e che verrà in seguito tradotto in 16 paesi.
(quali siano stati, oltre l’italia, non lo so… cmq sia … è stato un bel risultato)
(Non è un post malinconico e agghiacciante come può sembrare, è un post sulla vita che, dopo, continuerà)
Oggi non sono in vena di malinconie ed è solo per un singolare caso che ho trovato questo scritto, la voce di una donna - o può essere anche quella di tante donne- che ha dovuto rinunciare per un motivo o per un altro - o anche per tanti motivi messi insieme - al suo sogno di maternità.
Siccome mi ha colpito... l'ho copia-incollato)

La morte è passata di qua
Addio, piccolo tesoro
Mi è toccato mandarti via
farti prendere il volo...
Addio, negretto
dai capelli d'oro:
così ti sogno,
e resti dentro me,
piccolo e vero.
Sarà per colpa della coscienza,
il severo giudice che ho in fondo al cuore,
se ora mi sento stretta in una morsa così dolorosa?
Addio soldino
gettato via
pur conoscendo il tuo valore,
ricco di dignità
lucente e puro.
Addio angioletto
strappato con forza a questa terra.
Tu vivi altrove, tra le stelle.
Sarà per merito della coscienza,
un pensiero sincero in fondo al cuore,
se ora riesco a piangere calde lacrime?
Addio ad un bellissimo sogno
che non poteva nascere.
Oggi la morte è passata di qua.
- testo copia/incollato da: (link) -
Armaduk è il nome del mitico cane da slitta che è stato un fedele compagno di un avventura dell’odissea della vita di Ambrogio Fogar
"101 cani d'autore" raccoglie invece 101 descrizioni di cani estrapolate da libri di autori famosi che non si sono occupati principalmente di animali. La nota dell'editore in apertura dichiara che: "la raccolta è didattica in quanto, se letta bene e con voce chiara, consente ai cani di avere una maggior coscienza di sé e, sicuramente, un po' più di autostima".
Il primo racconto è purtroppo la triste fine di un cane da laboratorio (R. Adams), l'ultimo è un divertente episodio su un confronto diretto tra un cane di razza ed un incrocio (P.G. Wodehouse).
All'interno c'è una galleria di ritratti la più varia possibile, anche solo poche righe per descrivere l'aspetto o il carattere di un cane protagonista, o solo comparsa, di storie più o meno famose: c'è Nanà (bambinaia in "Peter Pan" di J.M. Barrie), c'è Tony (il primo cane di Agatha Christie ricordato nella sua autobiografia), c'è Armaduk (compagno di A. Fogar), c'è un cane in una storia di Don Camillo e Peppone (G. Guareschi), c'è Laika (la povera cagnetta lanciata nello spazio raccontata da Danilo Mainardi), c'è Duke (che scrive una de "Le lettere di Groucho Marx"), c'è Bendicò (nel "Gattopardo" di G. Tomasi di Lampedusa), c'è Ebano (il cane di Archie Goodwin, assistente di Nero Wolfe).
Poi ci sono cani che nella vita di tutti i giorni aiutano i propri compagni a 2 zampe e a volte sacrificano la loro vita per loro: ricordo Ingraban (E. von Armin), Fido (R. Bradbury), un altro Fido (G. Celli), Skipper (J. Herriot), Barone (C. Levi), Amico (S. Onofri), Murò (L. Romano), Charley (J. Steinbeck), e poi vi invito a scoprire tutti gli altri.
Ogni cane ha la sua storia, ogni padrone ha centinaia di episodi da raccontare, ed è sempre piacevole leggere come tante persone riconoscono la peculiarità del proprio compagno e ci tengono a ricordarlo e immortalarlo nei propri racconti.
(ps: stamattina ho saputo poi che Armaduk è morto a 17 anni , ne aveva 6 quando ha vissuto la sua avventura con ambrogio fogar, e sembra che in seguito non se la sia passata male)
… fortissimamente voglio un cane.
Possibilmente un cucciolo (così possiamo darci l’imprinting)
sicuramente meticcio (perché l’integrazione delle razze, checchè qualcuno ne dica, è la sola cosa buona e giusta)
senz’altro amico un fedele amico per la vita (parole dell’esperienza).
Un cane preferibilmente di piccola taglia, come il mio appartamento, disposto a diventare anche amico dei gatti e dei bambini, di qualsiasi colore e razza, meglio ancora se un trovatello.
(E' un desiderio che forse posso facilmente realizzare).
L’ozio è il padre dei vizi?
Io non lo credo anche perché, per non sentirmi in troppo in colpa – per che cosa poi?? - nei miei frequenti momenti di ozio, mi ripeto che il mio è un ozio creativo…che mi è necessario insieme a sua sorella (la pigrizia) per lasciare alla mia anima il suo spazio di quiete… e che inoltre il mio è un ozio che tende (per fortuna o purtroppo) all’equilibrio (otium et negotium).
Però è vero che spesso lo accompagna qualche vizio...
Oggi posso tranquillamente affermare, prove alla mano, che il tempo, il brutto tempo meteorologico, influenza enormemente lo spirito religioso degli italiani in vacanza.
Le nuvole, la pioggia, l’arietta fresca fanno si che avvenga nell’animo umano una decisa virata dai pensieri vacanzieri a quelli religiosi… altrimenti non si spiega la chilometrica fila di auto che dalle spiagge, dalla costa, si inerpica su per la collina per raggiungere il più vicino santuario. 
Il profumo è la storia di Jean-Baptiste Grenouille, nato il 17 luglio 1738 nel luogo più puzzolente di Francia, il Cimetière des Innocents di Parigi.
Infatti l’inizio è il più puzzolente che abbia mai letto:
”Al tempo di cui parliamo nella città regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone; le stanze non aereate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell’umido dei piumini e dell’odore pungente e dolciastro dei vasi da notte. Dai camini veniva un puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo dei solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati¸dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c’era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino puzzava come il prete, l’apprendista come la moglie del maestro, puzzava tutta la nobiltà, perfino il re puzzava, puzzava come un animale feroce, e la regina come una vecchia capra…”
Soltanto ieri, mi vedevo
frammento
tremante senza ritmo
nella sfera della vita.
Oggi so
che sono io la sfera,
e che tutta la vita
in ritmici frammenti
si muove dentro di me.
(Kahlil Gibran
"Le parole non dette")
prova di post..
a me funziona tutto..quindi dipende dal
computer locale...
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