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amici
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Un singolo momento
inciso nel tempo
....
un istante,
milioni di anni in uno,
quando tutto si ferma
e la vita esplode in sogni infinti,
e tutto è cambiato
per sempre
in un battito di ciglia.
(non ho scritto io queste parole, le ho solo lette, ieri sera, prima di addormentarmi. Sono la prefazione di un romanzo, credo del genere sentimentale, che sto per iniziare ma...
... ma non ci ho percepito proprio nulla di "sentimentale"... mi sono sembrate invece una crudele profezia.)

(immagine di Broiolo)
E' stata veramente un'onda maledetta: un tragico evento, questa volta imputabile solo ed esclusicamente alla "natura" che, incurante delle incommensurablili perdite di vite umane che ha causato, ci ha voluto dare una sonora bastonata... riportandoci immediatamente (e purtroppo) ad uno stato "di umiltà" che ci è molto difficile accettare ... e soprattutto capire.
Se magari ero nata nel medioevo... ed il prete, dal suo pulpito, col suo dito accusatore, mi (ci) accusava con parole del tipo:
"Pentitevi, ignobili peccatori...!
e mi (ci) descriveva i tormenti dei peccatori nell'inferno, le carni lacerate da ingegnose macchine di tortura, i fuochi eterni... ed altre schifezze del genere...
forse avrei trovato una logica, anche se sbagliata, in questo inferno in terra, che ci succede ...in modalità random...
l'iniziativa Unicef:
Tsunami, oltre un terzo delle vittime sono bambini.

Salute e Pace a tutti gli amici!
Atmo§fere... quasi blu
... dicono lucido, opaco, luminoso invisibile, trasparente.
Ci ho messo tanto, tante notti sveglio a pensare, prima di capire che trasparente voleva dire che ci si poteva guardare dentro.
Per me significava che le dita ci passavano attraverso.
.... anche i colori per me hanno un altro significato.
Hanno una voce, i colori, un suono, come tutte le cose.
Un rumore che li distingue e che posso riconoscere.
E capire.
L'azzurro, per esempio, con quella zeta in mezzo è il colore dello zucchero, delle zebre e delle zanzare.
I vasi, i viali e le volpi sono viola
e giallo è il colore dello strillo.
E il nero io non riesco ad immaginarlo ma so che è il colore del nulla, del niente, del vuoto.
Però non è solo una questione di assonanza.
Ci sono colori che per me significano qualcosa per l'idea che contengno.
per il rumore dell'idea che contengono.
Il verde, per esempio, con quella erre raschiante, che gratta in mezzo, prude e scortica la pelle, è il colore di una cosa che brucia, come il sole.
Tutti i colori che iniziano con la b invece, sono belli.
Come il bianco il biondo.
O il blu, che è bellissimo.
Ecco, per esempio, per me una bella ragazza, per essere davvero bella, dovrebbe avere la pelle bianca ed i capelli biondi.
Ma se fosse veramente bella, allora avrebbe i capelli blu.
Ci sono anche colori che hanno una Forma
Una cosa r0t0nda e gr0ssa è sicuramente r0ssa.
Una volta mi sono innamorato di una voce...
era una canzone bellissima che si chiamava "la vie en rose", cantata
da una donna bellissima.
Una canzone dolce, piena di erre, ma non verdi, erre morbide, rosa.
Non capivo le parole, non capivo il nome di quella donna, ma non importava... perchè per me era la Donna dalle Erre Rosa.
Tutte le sere salgo in camera mia e metto su un disco di Chet Baker,
sempre lo stesso, perchè mi piace il suono della sua tromba, tutte quelle p
piccole e profonde, che mi girano attorno,
e mi piace la sua voce che canta piano, come se venisse da dietro la gola e facesse fatica ad uscire e per farlo si dovesse soffiare con tanto impegno da chiudere gli occhi.
Sopratutto quel pezzo, Almost Blue.
(Almost Blue - Carlo Lucarelli)
Uova alla Samuel Butler ovvero...
"l'apoteosi del frutto della gallina"
(ricetta inventata da Roger Mifflin )
Un uovo alla Samuel Butler, per il libro di appunti delle massaie, può essere riassunto così:
Predisporre una piramide, su base di pane tostato, la cui costruzione si compone di
- un fiocco di burro,
- un uovo affogato, quasi sodo,
- una corona di funghi,
- un fascio di peperoni rossi a guisa di cappuccio…
… e il tutto innaffiato da una salsa rosa calda, sulla quale l'inventore mantiene (purtroppo) il segreto - ma alla quale possiamo sostituire facilmente una nostra "invenzione" -
(Intorno alla piramide Roger Mifflin, in questo specifico caso nelle mansioni di cuoco-libraio, aggiunge poi tante patatine fritte e un bicchiere di buon vino rosso)
Christopher Morley - La Libreria stregata
Chissà se il capitolo 13 dell' Apocalisse della Fallaci sarà simile a quello di San Giovanni? "Vidi salire dal mare una bestia Aveva dieci corna e sette teste,
(liberamente tratto dall'Apocalisse - capitolo 13)
simile ad una pantera,
con le zampe come quelle di un orso
e la testa come quella di un leone.
sulle corna aveva dieci diademi
e su ciascuna testa
un titolo blasfemo.
A ogni testa fu data una bocca
per proferire parole
d`orgoglio e bestemmie.
Le fu permesso di far guerra
contro i santi
e di vincerli…
le fu dato potere
sopra ogni stirpe,
sopra ogni popolo,
sopra ogni lingua
e nazione.
ERAAMO RICCHI………!?!
(Eravano ricchi !?!)
La "robba vecchja a li tembi de li vecchj nostri, ‘n valìa cosa, se vuttaa via, nisciunu la vulìa.
(La roba vecchia ai tempi dei nostri avi non valeva niente, si buttava via, nessuno la voleva.)
Se combraa la robba noa, e la vecchja te ‘mpicciaa
(Si comprava la roba nuova e la vecchia ti "impicciava" - ti dava fastidio - n.d.r.-)
e duvìi pure dije grazzie a chi te la portaa via.
(e dovevi dire pure grazie a chi te la portava via.)
E adesso che ‘n simo più poeritti, co’ tandi sordi,
(E adesso che non siamo più poveretti, con tanti soldi,)
le cose che a li tembi de ‘na orde nisciunu t’ha pagatu,
(le cose che ai tempi di una volta nessuno ti avrebbe mai pagato)
se po’ rcombrà, ma lu prezzu vecchju te lu scordi,
(si può ricomprare, ma il vecchio prezzo te lo puoi scordare,)
perché la "robba vecchja" è diventata "antiquariatu".
(perchè la roba vecchia è diventata "antiquariato".)
Ccuscì ppure ‘na orde a li poeritti pe’ risparmià,
(Così come una volta, ai poveretti, per risparmià,)
li cauli strascinati, la pulenda, la crescia su lu focu,
(i cavoli strascinati - ripassati in padella con olio e aglio, n.d.r. - la polenta, la focaccia cotta sul fuoco)
li fascioli co’ le cotiche, la trippa... jé toccaa magnà.
(i fagioli con le cotiche, la trippa... gli toccava mangiare.)
- robba che adesso magna li ricchi e non costa pocu!
(- roba che oggi mangiano i ricchi e non costa mica poco!)
E allora me domanno, penzenno...
(e allora mi domando, pensando....)
a li tembi de li vecchj ch’adè morti:
(ai tempi dei nostri vecchi, che orami sono morti:)
non è che per tandè eraamo ricchi e….
(non è che per caso eravamo ricchi e...)
non ce ne eraamo accorti………….!!!!!
(non ce ne eravamo accorti!!)
Sor Righetto
(Ennio Donati)
Prendere lucciole per lanterne
Sentire fischi per fiaschi
Prendere un granchio
La verità è solo "una".
Poi ci sono le variabili.
:)
Sotto la cerqua
(Tando pe passa tembu)
(Sotto la quercia - Giusto per passare un pò di tempo)
Mario: Oh Pè, dimme nbo’ na cosa, ma tu li si sinditi mai minduà ssì UMRU?
(Oh Peppe, dimmi un po' una cosa: ma tu, li hai mai sentiti nomimare questi UMBRI?)
Peppe: Mo chi gorbu è? Co tutte 'ste cose noe non ce se capisce più ccosa.
(Ma chi cavolo sono? Con tutte queste cose nuove non ci si capisce più nulla)
Mario: Ma quisti mica è noi, ce stava prima de li preti.
(Ma questi mica sono nuovi, c'erano addirittura prima dei preti.)
Peppe: E quanno Madonna ce stati? Li preti c'è stati sembre. Nisciù je la fatta a sdemettili.
(E quando mai ci sono stati allora?? I preti ci sono stati da sempre. Nessuno ce l'ha mai fatta a "dismetterli"!)
Mario: L'UMRU, è li Celti, è quilli che ha dato lu nome all'Umbria.
(gli Umbri sono i Celti, coloro che hanno dato il nome all'Umbria)
Peppe: Beh! A nuatri che ce ne freca?
(Mbe'... ma a noi, in fondo, cosa importa?)
Mario: Ce ne freca, perché quissi è passati su ppe' le mondagne, … qui su le parti nostre.
(Ci importa perche "quissi" sono passati su per le montagne, ... qui dalle nostre parti)
Peppe: Io no l'ò visti mai, però saccio che quilli de Montefurtì tira la voccia e coje lu pallì.
(Io, personalmente, non li ho mai visti... però so che "quelli di Montefortino... tirano alla boccia e colpiscono il pallino")
- riferendosi ad un "modo di dire" prettamente locale, in cui il paese di riferimento cambia a seconda della zona, riferendosi di volta in volta ad un paese vicino, non ho capito ancora se con simpatia o con ironia n.d.r. -
Mario: Oh Pè lascia perde co ssà cazzata de Montefurtì. Piuttosto l'Ambru lu cunusci?
(Oh Peppe, lascia perdere con 'sta cavolata di Montefortino. Dimmi, piuttosto, lo conosci l'Ambro?)
- L'Ambro è un torrente, affluente del Tenna, chiamato originariamente Ambrus (Ambrus deriva da una voce celtica che significa lucente) e che ospita vicino alla sua sorgente un famoso santuario dedicato appunto alla Madonna dell'Ambro. (Dice la leggenda che la Madonna, nel maggio dell'anno 1000, apparve in questo luogo ad un umile pastorella chiamata Santina, muta fin dalla nascità ma che riacquisto, dopo la visione, la parola e la devozione) - n.d.r.
Peppe: Eh! n'accidende. Ce so statu pure domennaca a magnà li lupì de Ciccandò.
(Eh! accidenti. Ci sono stato anche domenica scorsa a mangiare i lupini di Ciccandò)
- Peppe ha capito che L'Ambro è una persona, probabilmente importante... e ha risposto che domenica è andato a casa sua a mangiare i lupini di Ciccandò, noto venditore di lupini e similari della zona - n.d.r.
Mario: L'Ambru se chiama cuscì perché prima de la Madonna ce stava ssì limani.
AMBRU - UMRU - UMBRU non te dice cosa?
(L'Ambro si chiama così perchè prima della Madonna ci stavano quegli uomini. AMBRU - UMRU - UMBRU...
non ti dicono niente?)
Peppe: Ma sarrà 'n casu. Che ce sai da do vè li nomi?
(Ma sarà un caso. Che ne sai da dove vengono i nomi?)
Mario: Oh!? Ma tu sì cocciò sa!? Marte lo sai chi era?
(Oh!? Ma sei di coccio, sai? ! Marte lo sai chi era?)
Peppe: Ah Romolé?! Che me fai cuscì stùputu? Marte era il "Dio della Guerra de li Romani".
(Ah Romolè?! Ma mi fai veramente così stupido? Marte era il dio della guerra dei romani!)
Mario: Lo vidi quando sì somaru!
(Lo vedi quanto sei somaro!)
Peppe: Lascia sta lu somaru eh!? Se me devi dì che non capiscio cosa, dimme gnorandò.
(Lascia stare il somaro eh! . Se mi devi dire che non capisco niente, dimmi ignorantone.)
Mario: Gnorandò, Marte era un Dio celtico, li Romani dopo se l'à frecatu.
(Ignorantone, Marte era un dio Celtico, dopo i romani se l'hanno rubato)
Peppe: Beh! Marte che c' endra?
(Beh, cosa c'entra Marte?)
Mario: Non te dice cosa Col Martese, Cambu de Marte, S. Maria de Marte, S. Giovanni de Marte, Martelletta?
(Non ti dicono niente Col Maetese, Campo di Marte, S. Maria di Marte, S. Giovanni di Marte, Martelletta??)
Peppe: Ngorbu! Vurristi di che c'è stati quissi?
(Accidenti!! Vorresti dire che ci sono stati quelli lì?)
Mario: C'è stati scì.
Ci sono stati sì!
… (ecc…)
… (ecc..)
Peppe: So rmastu senza parole. Io de sse fregne 'n sapìo cosa.!
(Sono rimasto senza parole. Io, di tutte queste cose - io de sse fregne- non sapevo nulla!)
Mario: …Ma mò Pè , dimme nbò n'atra cosa. Do sì statu a piandà Maggiu?
Ma ora Peppe, dimmi dimmi un'altra cosa: Dove sei stato a piantare Maggio??
(- tipico modo di dire usato non solo in occasione della festività del primo maggio ma anche per sottindere altro. Infatti fa riferimento ad un antichissima tradizione i cui riti sono riferiti alla fertilità, dove gli alberi sono chiaramente simboli fallici, in armonia con la natura- n.d.r.)
Peppe: Mario miu, te lo devo proprio dì. Quist'anno sò fatto na piandata che me vasta pé 'n bar d'anni.
(Mario mio, te lo devo proprio dire. Quest'anno ho fatto "una piantata" che mi basterà almeno per un paio d'anni!)
Mario: Lo sai perché se dice "Piandà Maggiu"?
(Lo sai perchè si dice "Piantar Maggio?")
Peppe: Che me ne freca. Vasta che se pianda. Comungue lo dicìa sempre nonnu.
(Cosa mi importa... basta che si pianta. Cmq lo diceva sempre mio nonno)
Mario: Se dice cuscì perché sempre quissi UMRU, a Maggiu, facia na festa grossa e appena se facìa notte piandava Maggiu tutti, anzi "rmittìa" perché quissi la festa la chiamava "RMITTI MAGGIU".
(Si dice così perchè, sempre questi Umbri, a maggio, facevano una grande festa e appena si faceva notte... tutti piantavano Maggio, anzi, mettevano "rmittìa" perchè loro la festa la chiamavano "RMITTI MAGGIU".
Peppe: Lo sai che ogghj co quissi mi si ffatto vinì 'n dubbiu.
(Lo sai che oggi con questi qui mi hai fatto venire un dubbio)
Mario: Quale?
(Quale
Peppe: Me pare che a nuatri a scola ci'à mbarato tutto lo condrario.
(Mi pare che a noi a scuola ci hanno insegnato tutto il contrario)
Mario: Oh Pè te veco moccò stranu. Vulìmo fa quello che simo fatto jeri a quest'ora?
(Oh Peppe ti vedo un pò strano. Vogliamo fare quello che abbiamo fatto ieri a quest'ora??)
Peppe e Mario: Jimece a beve 'n vicchiere de vì cotto, tando lu stradellu sta fattu.
(Andiamoci a bere un bicchiere di vino cotto... tanto lo stradello è già fatto)
- Nel senso che la stradina che porta all'osteria è oramai ben tracciata dalle innumerevoli volte che l'hanno già percorsa- n.d.r.)
(dialetto marchigiano)
| Che cos’è il vento in questa notte Che cos’è il vento in questa notte di nubi chiara e sconosciuta? Che cosa dunque è il vento senza nulla tra il vento e noi e l’universo e il nulla? Dov’è il vento, dove si riposa nella notte piana e dimenticante? Che rimane oltre lo scarto che manca, il salto latente e disafferrato, il vagheggiato e vano intendersi? [da " Poemetti del contatto" (1994)] |
Tra simili ci si conosce al volo Tra simili ci si conosce al volo, si riconosce un tratto, una svista, i sillogismi del cuore. Specialmente se poi un’ansia di coprire fa scoprire le carte, svelare i sogni, diciamo così… Ma è un gioco per pochi intimi e forse una tacita complicità destinata al suo privato oblio. That’s all. (?!?) [da " Una bellissima storia" (Stamperia dell’arancio, 2000)] |
(Filippo Davoli) |

| DICEMBRE 2005 |
Fasi lunari |
Giorni |
Settim. |
Alba | Tram. |
Segno Zodiacale |
|
|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
1 |
GIOVEDI' |
|
335/30 |
49 |
7.51 |
16.39 |
Sagittario |
|
2 |
VENERDI' |
336/29 |
49 |
7.52 |
16.38 |
Sagittario |
|
Tra un anno, tra ieri e oggi
tra un futuro ieri che sarà gia trascorso e un futuro oggi, ancora da vivere ... vorrei... vorrei....
«Vorrei essere un vorrei»
Vagare tra i pensieri della gente in attesa di un’espressione, vorrei divenire il vorrei di un amico, di un padre, di una madre, di una donna, di un bambino o di un cane, vorrei essere il vorrei di un Dio Buono per scoprirne l’infinita dolcezza ...
(copia/incollato da Topox)
Il blog come un diario
Stamattina mi è venuta la curiosità di vedere se, e casomai cosa, avevo postato un anno fa in questo stesso giorno ed ho ritrovato il gioco dell'isola del labirinto.
Evidentemente avevo voglia di giocare... e sopratutto, mi ricordo, voglia di sperimentare le mie conoscenze casalinghe sull'html.
Ho provato a giocarci di nuovo ma mi sono accorta che, in effetti, è un po' troppo "complicato" e perciò oggi lo ripropongo
con le dovute spiegazioni..
L'i§ola del labirinto (02.12.2003)
Il battello fa scalo direttamente alla porta d'ingresso del labirinto, fa scendere i passeggeri e riparte immediatamente.
La maggior parte di loro è arrivata qui per caso, senza averne intenzione e rimangono lì, immobili e scontenti davanti alla porta del labirinto, pronti a farsi vincere dall'acribia e con l'angoscia che gira intorno a loro ancora lontana, ma pronta ad invadere in un attimo la loro atmo§fera.
Ora, però, non rimane loro nient'altro da fare che entrare se non vogliono rimanere per sempre sopra la piccola piattaforma del molo.
Fissano disorientati la porta e si accorgono finalmente che lì, a sx c'è un display con sopra una tastiera con i numeri.
Sotto c'è attaccato un bigliettino con una scritta.
Si avvicinano e leggono:
Nel labirinto devi entrare
ma prima il numero dei loghi devi digitare.
???
Per fortuna dopo un pò si accorgono, alzando gli occhi, che lì, sopra a loro c'è una specie di tabellone diviso in piccoli riquadri.
Così cominciano a contare...
(cliccando su tabellone si apre una pagina in cui compare appunto un tabellone con i loghi di battello ebbro e di tutti i blog che costituiscono la sua flotta... ancora non c'era bloggerscontroguerra che sarebbe nato di lì a poco con la bella iniziativa, riproposta anche quest'anno, della raccolta di "donazioni" in favore di emergency.
Cmq il numero da ricordare è il 13)
In fondo al bigliettino, in caratteri minuscoli c'è scritto:
indizio: vai alla sezione §torie
(questo indizio una volta era segnalato, almeno finchè quest'estate non ho cambiato il template del blog, in fondo a quella specie di tastiera telefonica che si trova sulla colonna sx del blog.
Praticamente, per chi ha voglia di continuare il gioco, basta andare lì e digitare il numero 13... si aprirà una pagina in cui si richiede di rispondere a delle domande.
Io ci ho riprovato e mi sono accorta che (non me lo ricordavo più!) se per caso si sbaglia a rispondere occorre ricominciare tutto da capo, praticamente occorre un'altra volta ridigitare il 13 sulla tastiera e ricominciare... (stamattina anche io, mentre ci rigiocavo, ho dovuto ricominciare varie volte e mi sono accorta che è veramente "snervante"...
Cmq le risposte sono queste:
domanda n. 1 = risposta n.3
" n. 2 = " n.1
" n. 3 = " n.2
" n. 4 = " n.2
" n. 5 = " n.4
" n. 6 = " n.3
" n. 7 = " n.3
" n. 8 = " n.3
" n. 9 = " n.3
" n.10 = " n.1
Chi arriverà fino alla fine aveva ed avrà ancora diritto ad un premio!
(ehmmm... non mi assumo responsabilità attuali per i gesti della ....ella di un anno fa)
articolo 4 diritti e lavoro
atmosfere
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